In fila per l’iPhone 6, firma per sbaglio a favore dell’articolo 18: Apple lo rimborsa

San Francesco (Italia). Per Littorio Vattanzi doveva trattarsi solo dell’ennesima coda per comprarsi una stronzata e invece si è trasformata in una orrenda beffa. Aveva fatto code per tutte le cose più futili che rendono un’esistenza indegna di essere vissuta: dal concerto degli One Direction al raduno M5S al Circo Massimo, dalla foto al Manneken Pis al selfie con la Gioconda.
Questa volta l’oggetto del desiderio era l’imminente iPhone 6, che Littorio fremeva dalla voglia di possedere e per comprare il quale da mesi stava facendo la cresta sulla pensione della nonna facendole credere che gli 80 euro di Renzi, in realtà, fossero in meno.

Littorio si era preparato con la solita meticolosa cura per la sfida che lo aspettava innanzi all’Apple Store: coltellino multi-funzione, fiammiferi, candela, kit di primo soccorso, kit da pesca, kit da cucito, torce di emergenza, fischietto, coperta di alluminio, matita nera, bussola, destrosio, sali minerali, preservativi, supposte, analgesici, antibiotici, antidiarroici, antiwindows e un machete.
Ma le cose si erano messe male sin dal primo momento. Partito per tempo dalla periferia, a causa del traffico era arrivato a prendere il posto solo 5 giorni prima dell’apertura invece dei consueti 9. Dopo un paio di notti, si era accorto di non aver portato con sé il pappagallo per urinare senza perdere il turno. E quando mancavano appena 36 ore al fatidico momento dell’acquisto, la catastrofe: Littorio inizia ad avvertire un po’ di stanchezza e decide di chiudere gli occhi solo 5 minuti e per sicurezza imposta la sveglia del suo iPhone 5S già vecchio di due mesi, dimenticando che era settata su iTraffic, la suoneria a base di clacson per chi vive in campagna. Il rumore infernale della sveglia si confonde con il vero sound cittadino, così fallendo miseramente il suo compito.
Al suo risveglio, circa 72 ore dopo, Littorio scopre che in fila prima di lui ci sono solo un paio di persone. Sollevato da quella che riteneva una tragedia mancata, attende fremente il suo turno e poco prima della soglia del negozio nota dei moduli da compilare. “Che cos’è?” chiede, incuriosito, alla ragazza che gli porge il foglio. “È per la garanzia” risponde lei. E Littorio firma, piacevolmente colpito, una volta di più, dalla solerzia di questi americani che prima ancora di consegnarti un prodotto già ti danno delle rassicurazioni. Ma subito dopo, l’amara sorpresa. Littorio entra nello Store e quando richiede l’ambito oggetto viene informato che l’ultimo è stato appena venduto. “Ma come? Ho appena firmato per la garanzia!”.
“Ah, il banchetto lì fuori?” ha ribattuto Adamo, uno degli Apple boys, “Quella è la raccolta firme per difendere l’articolo 18 a garanzia dei posti di lavoro”.
“Ma che cazzo me frega del lavoro?! Io voglio provare a piegare il mio nuovo iPhone tenendolo in tasca!”

Imbarazzati dalla scenata, i commessi hanno immediatamente provveduto, senza farsi notare, a infilare un iPhone5 S nel forno a microonde comprimendolo sotto una dozzina di iPhone 4 e consegnandolo ancora fumante a un rasserenato Vattanzi: “Ma è ancora caldo!”. “Sì”, ha risposto Adamo, con un sorriso largo quanto un Lumia 1520, “la nostra Eva l’ha tenuto nella tasca dei jeans per diverse ore per provare inutilmente a piegarlo, ma siamo certi che tu invece ci riuscirai!”
Vattanzi ha potuto così allontanarsi con il suo tesoro e una volta salutato il cliente al povero Adamo non è rimasto che rivolgersi ad un altro “Genius”: “Snake, hai mica visto il mio Galaxy? Volevo chiamare il magazzino per farci mandare altri iPhone 5. Ed un altro microonde.”

 

Augusto Rasori

Fonte: In fila per l’iPhone 6, firma per sbaglio a favore dell’articolo 18: Apple lo rimborsa su Lercio.it

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